LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro – L’Arkham “apocrifo” a mattoncini
Siamo in piena fase di transizione per quanto riguarda le proprietà intellettuali in casa Warner Bros. Games. Da una parte c’è la componente “mediatica”, finita sotto il controllo del colosso Paramount dopo un braccio di ferro non banale con Netflix; dall’altra c’è il comparto videoludico, che si è progressivamente sganciato per diventare un organismo sempre più autonomo, con l’obiettivo di valorizzare al massimo le IP più riconoscibili del proprio catalogo. Eppure, il successo di Hogwarts Legacy non è bastato a cancellare un periodo recente decisamente complicato, segnato da una sequenza di risultati deludenti: dalla (doppia) cancellazione del live service Multiversus al clamoroso flop di Suicide Squad: Kill the Justice League, passando per la “rumorosa” chiusura di Monolith Productions e la conseguente cancellazione di Wonder Woman. Un quadro tutt’altro che rassicurante, dentro il quale LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro prova a ritagliarsi il ruolo di possibile rilancio, o quantomeno di timido riscatto. Un titolo che unisce l’ironia tipica della saga LEGO all’immaginario di uno dei personaggi più amati del panorama pop, ma che strizza anche l’occhio, e nemmeno troppo di sfuggita, alle produzioni Arkham di Rocksteady. Al punto che, in redazione, qualcuno ha già pensato bene di ribattezzarlo un “Arkham apocrifo”.
Una volta avviato, LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro si configura presto come una vera e propria origin story, costruita attingendo a piene mani dalle varie incarnazioni cinematografiche e fumettistiche del Cavaliere Oscuro. I lettori e gli spettatori più attenti riconosceranno senza fatica i richiami ai film di Tim Burton, a Batman Begins e persino al più recente The Batman di Matt Reeves, senza dimenticare il debito evidente nei confronti della serie Arkham anche sul fronte del gameplay. Ne emerge così un piccolo Batman-verse in formato LEGO, che prova a darsi una voce propria attraverso umorismo e citazionismo, riuscendo in più di un’occasione a centrare il bersaglio. Le gag funzionano soprattutto quando fanno leva su riferimenti ben riconoscibili dai fan, ma è bene non aspettarsi una narrazione particolarmente seria o una vera costruzione autoriale del personaggio in senso maturo: resta pur sempre un titolo LEGO, con le sue cutscene brevi ma efficaci, che accompagnano il giocatore dalla Batcaverna di Villa Wayne alle cime di Nanda Parbat.
Un’introduzione corposa che conduce alla prima, fondamentale vestizione da Batman e apre finalmente la porta al contenuto principale dell’esperienza: una Gotham City ampia, densa e liberamente esplorabile, supportata da una varietà di attività che, fin da subito, non ha davvero nulla da invidiare agli ultimi capitoli della serie Arkham. La storia principale, della durata di circa 12-13 ore, rappresenta infatti solo la punta dell’iceberg di un’opera che, per i completisti, può tranquillamente triplicare la propria durata. Il tutto si sviluppa attraverso una lunga serie di capitoli che portano con sé un roster di personaggi forse meno ampio rispetto agli standard della serie LEGO, ma decisamente più definito e caratterizzato. A impreziosire il tutto c’è inoltre un’eccellente localizzazione italiana, forte anche delle voci storiche di Marco Balzarotti e Riccardo Peroni nei ruoli di Batman e Joker, a ulteriore conferma di un’impostazione che guarda con grande attenzione alla tradizione.
Abbiamo sempre mosso diversi appunti alle ultime iterazioni videoludiche LEGO, criticando a più riprese TT Games e la sua scarsa propensione a rinnovare una formula che, diciamolo senza troppi giri di parole, aveva ormai mostrato più di qualche segno di stanchezza. Dalla Saga di Skywalker ai vari LEGO Marvel, i titoli TT Games hanno spesso messo sul tavolo una quantità enorme di contenuti e roster sterminati, salvo poi inciampare in un gameplay eccessivamente monotono e in una varietà ridotta all’osso: centinaia di eroi, in fin dei conti, troppo simili tra loro per riuscire davvero a restituire un senso di divertimento costante all’utente medio. LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro, però, rappresenta con ogni probabilità l’iterazione videoludica LEGO più riuscita che abbiamo avuto modo di provare. Se dieci anni fa ci avessero detto che il prossimo grande gioco nel solco di Arkham sarebbe stato un miscuglio di Batman & Robin e Il Cavaliere Oscuro, costruito interamente con mattoncini LEGO, avremmo probabilmente storto il naso e preso la direzione opposta. E invece è esattamente questo che è LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro, e per qualche piccolo miracolo funziona. Un Arkham “apocrifo”, come lo abbiamo definito poco fa, ma anche qualcosa di più: un titolo che arriva al posto giusto nel momento giusto e che, oggi, sembra proprio ciò di cui avevamo bisogno.
Una volta aperta la Gotham City open world, il gioco ci mette subito a bordo della Batmobile, mostrando un sistema di guida sensibilmente più rifinito rispetto, ad esempio, a quello di LEGO City Undercover. Il combat system è una versione “lite” del free flow di Arkham: ne riprende struttura, ritmo e impostazione, con tutti i pregi e i limiti del caso, ma li rielabora in un contesto che ne valorizza davvero la semplicità immediata. A questo si aggiungono alcune meccaniche stealth, che ci permettono di agire dalle posizioni più elevate per neutralizzare i nemici dall’alto: simpatiche, anche se non sempre incisive quanto ci saremmo aspettati, ma comunque utili ad arricchire un impianto di gioco fortemente centrato sulle risse e sull’azione. Il numero ridotto di personaggi giocabili, appena sette e tutti sbloccabili progressivamente, ha inoltre permesso a TT Games di caratterizzarli meglio, rendendo ciascuno riconoscibile grazie a un proprio moveset e a un arsenale di gadget distintivo. I livelli si intrecciano con maggiore naturalezza all’open world di Gotham, una città densa di collezionabili e di enigmi che prendono a piene mani proprio dalla serie Arkham, ma con una logica più immediata e gratificante. Le missioni, pur non brillando sempre per complessità, risultano varie e ben integrate con l’ambientazione e con la messa in scena generale del gioco. A completare il quadro c’è anche un sistema di crescita basato su perk e abilità sbloccabili, che dona al personaggio un senso concreto di progressione e amplia gradualmente il ventaglio di possibilità durante l’avventura.
Tecnicamente parlando, Gotham City in versione LEGO è semplicemente splendida e, senza troppi dubbi, rappresenta il lavoro più convincente e riuscito mai realizzato da TT Games fino a oggi. La costruzione dell’open world colpisce fin dal primo impatto per la cura con cui riesce a fondere l’estetica dei mattoncini con l’immaginario gotico e decadente della città di Batman, dando vita a un ambiente che sa essere al tempo stesso credibile, immediatamente riconoscibile. Ancora più suggestivo è il modo in cui la metropoli cambia volto con il passare delle ore: la Gotham notturna, illuminata da insegne, riflessi e coni di luce che si perdono tra i palazzi, è una vera gioia per gli occhi e contribuisce in maniera decisiva a rendere l’atmosfera del gioco così centrata e affascinante. Ma il lavoro di TT Games non si limita soltanto alla città in sé: anche gli interni, spesso utilizzati per una singola missione della campagna, sono realizzati con un’attenzione al dettaglio davvero notevole, pieni di riferimenti, trovate scenografiche e piccoli richiami all’immaginario del Cavaliere Oscuro. Si ha quasi la sensazione che ogni ambiente sia stato pensato non solo per essere attraversato, ma per essere riconosciuto da chi conosce bene l’universo di Batman.
Sul piano tecnico, poi, il gioco si difende egregiamente su PC, dove offre un ampio margine di personalizzazione e permette di spingersi parecchio in alto con i dettagli grafici, supportando le più recenti tecnologie di upscaling. In questo senso, Intel XeSS si è rivelata particolarmente efficace, consentendoci di giocare con grande fluidità anche su una macchina handheld come MSI Claw 8 AI+, senza sacrificare in modo sensibile la qualità visiva. È un aspetto tutt’altro che secondario, perché conferma quanto il titolo sia stato costruito con una buona attenzione alla scalabilità e alla fruibilità su più configurazioni hardware, senza rinunciare a una resa complessiva molto solida. A rendere il tutto ancora più convincente ci pensano un comparto sonoro curatissimo e una localizzazione italiana di ottimo livello, che valorizzano tanto l’impatto scenico quanto la leggibilità generale dell’esperienza. Le voci, l’adattamento e la resa complessiva dell’audio contribuiscono infatti a dare peso e identità a ogni sequenza, completando un quadro tecnico che, al netto di qualche fisiologica concessione alla natura LEGO del progetto, riesce a fare centro praticamente su tutti i fronti.
LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro è, senza troppi giri di parole, la migliore incarnazione della formula LEGO vista finora in casa TT Games. È un titolo che riesce finalmente a dare una direzione più chiara a un impianto ludico che negli ultimi anni aveva iniziato a mostrare limiti sempre più evidenti, trovando un equilibrio convincente tra accessibilità, contenuti, varietà e identità. La forte ispirazione alla saga di Arkham non si traduce mai in un semplice esercizio di copia, ma in una reinterpretazione intelligente, capace di assorbire elementi noti e rileggerli con il tono scanzonato e il linguaggio tipico dei mattoncini LEGO. Il risultato è un gioco ricco, curato e sorprendentemente centrato, che sa divertire tanto nella storia principale quanto nell’esplorazione di una Gotham City splendida da attraversare e da osservare. Qualche concessione alla linearità e una struttura che, in fondo, resta ancorata ai canoni storici della serie non ne intaccano il valore complessivo: LEGO Batman: L’eredità del Cavaliere Oscuro non è soltanto un ottimo capitolo LEGO, ma anche un segnale importante per una divisione che aveva bisogno di ritrovare fiducia. Un “Arkham apocrifo”, sì, ma uno di quelli che fanno bene al cuore.